In linea generale, gli investimenti effettuati tramite Walliance non sono detraibili, in quanto riguardano la raccolta di fondi per le PMI non innovative, come specificato anche in ogni box progetto presente nella pagina Investi > Equity.

Questo prevede però un'eccezione: tali investimenti, infatti, possono portare con sé delle agevolazioni fiscali qualora l’investitore li inserisca all’interno di un PIR Alternativo “fai da te”, nella quota obbligatoria prevista e rispettando i vincoli di composizione e detenzione del portafoglio, così come impone la normativa di riferimento.

Agevolazioni fiscali grazie ai PIR Alternativi “fai da te”

Un recente chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate in materia di PIR (circolare n. 19/E del 29 dicembre 2021), ha ricompreso nella categoria degli asset qualificati (da conteggiare nella cosiddetta “quota obbligatoria” di tali PIR) anche le quote di S.r.l. sottoscritte tramite piattaforme di equity crowdfunding. Di conseguenza, gli investimenti diretti eseguiti tramite il portale Walliance possono essere considerati asset qualificati e sono conteggiati ai fini del calcolo della quota obbligatoria dei PIR Alternativi “fai da te”, con l’effetto di far conseguire, nell’ambito di detta tipologia di PIR, i relativi vantaggi fiscali.

Cosa sono i PIR Alternativi e quali vantaggi comportano

Il PIR Alternativo è un piano individuale di risparmio che, rispetto ai PIR tradizionali, amplia la tipologia di investimenti possibili e, ai fini di veicolare maggiori capitali nel settore dell’economia reale italiana, ammette al proprio interno anche strumenti finanziari emessi dalle PMI italiane non quotate.

I PIR Alternativi vengono anche definiti “fai da te”, in quanto permettono di personalizzare maggiormente le scelte di investimento, sebbene con il vincolo del rispetto della composizione del portafoglio del PIR (limiti di concentrazione e detenzione temporale).

Se tali vincoli vengono rispettati, l’investitore ha diritto ad un regime di non imponibilità ai fini delle imposte sui redditi per i proventi di natura finanziaria, nonché ad un regime di non imponibilità ai fini dell’imposta di successione. Una persona fisica residente in Italia può costituire un PIR Alternativo mediante, per esempio, una società fiduciaria, destinando ad essi un massimo di € 300.000 all’anno fino ad arrivare ad € 1,5 milioni.

Per applicare il regime di esenzione dei PIR Alternativi, è necessario rispettare i seguenti vincoli.

  1. Limiti di concentrazione: è necessario che per almeno 2/3 dell’anno solare (ovvero della frazione di anno solare intercorrente tra la data di apertura del PIR e la fine dell’anno) il portafoglio sia investito in misura non inferiore al 70% in “asset qualificati” (cosiddetta “quota obbligatoria”), mentre il restante 30% può essere investito in “asset non qualificati” (cosiddetta "quota libera").

  2. Detenzione temporale: non è possibile investire sullo stesso strumento più del 20% del portafoglio, oltre a dover mantenere il possesso dello strumento per almeno 5 anni (cosiddetto “holding period”). Tale periodo interessa la durata complessiva del PIR e non, quindi, la composizione del portafoglio e i singoli investimenti in esso contenuti. La normativa, infatti, richiede che la quota obbligatoria rimanga rispettata per almeno 5 anni, mentre la sua composizione interna può variare. È possibile mantenere il regime di esenzione a patto di reinvestire in capitale entro 90 giorni dal rimborso della quota.

L’investitore può quindi concordare con il gestore del proprio PIR che gli investimenti diretti sottoscritti tramite Walliance (anche se effettuati in passato) siano ricompresi nella quota obbligatoria del proprio PIR Alternativo “fai da te”.

Per ulteriori dettagli, consigliamo di rivolgersi ad un consulente fiscale di fiducia.

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