Il Presente articolo è volto ad aiutare gli utenti di Walliance a risalire alla tassazione sui loro guadagni. Le norme tributarie potrebbero nel frattempo essere variate, ti consigliamo quindi di sentire il tuo commercialista di fiducia per calcolare la tassazione sui dividendi percepiti.

Partiamo subito spiegando che generalmente la tassazione applicata sui dividendi che riceverete dagli investimenti proposti su Walliance, vede due casistiche generiche.

Investimento di Persona Fisica: la società erogante i dividendi applica, al momento della loro corresponsione, una ritenuta del 26% a titolo d’imposta sull’intero ammontare, senza possibilità di opzione per la tassazione ordinaria per il socio percettore.
Investimento di Persona Giuridica (Azienda): se il dividendo, come spesso accade, è riscosso in un successivo periodo fiscale, la misura della tassazione è pari al dividendo moltiplicato per la quota imponibile dello stesso, generalmente 5%.

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Premessa

Walliance è il primo portale italiano di Real Estate Equity Crowdfunding attraverso cui un investitore può decidere di diversificare i suoi investimenti, grazie all’abbattimento delle tipiche barriere d’ingresso degli investimenti immobiliari. Walliance permette all’investitore di accedere all’iniziativa immobiliare investendo direttamente nella entità societaria che sviluppa e gestisce l'operazione immobiliare oggetto di crowdfunding: l’investitore non acquista alcun compendio immobiliare ma partecipa acquisendo quote/patrimonio della società che gestisce l’iniziativa. L’investitore diventa “socio” ovvero “finanziatore” dell’iniziativa e Walliance “aiuta” soltanto l'Offerente a reperire una parte delle risorse finanziarie necessarie al suo sviluppo e l’investitore a ricercare qualificate iniziative di investimento nel settore immobiliare. Dette queste premesse, l’andamento dell’investimento è direttamente connesso all’andamento della società che gestisce l’iniziativa con i conseguenti rischi legati agli investimenti.

In sostanza il Portale di Walliance funge da vetrina di presentazione del progetto dell'Offerente che, attraverso Internet, si presenta alla platea dei potenziali investitori della rete. L'istituto del crowdfunding consente di unire gli apporti, anche modesti, di numerosi piccoli investitori e di realizzare una significativa raccolta di denaro che potrà essere utilizzato per lo sviluppo del progetto imprenditoriale o di investimento per il quale è stata condotta sul portale l'Offerta di strumenti finanziari.

Il Portale ha la funzione primaria ed esclusiva di facilitare la raccolta diffusa di capitali da parte dei soggetti del pubblico che vi accedono. Infatti, le disposizioni del Regolamento Consob a tutela degli investitori stabiliscono l'insieme degli adempimenti e delle procedure da seguire da parte dei soggetti interessati (Investitore/Offerente/Gestore del Portale) e che si rendono necessari al corretto perfezionamento dell'investimento, nel rispetto del sistema di tutele previsto dalla Legge a favore e della collettivitĂ  dei risparmiatori.

Trattamento fiscale

Inquadrato la tipologia di investimento occorre ora definire il corretto trattamento tributario cui l’investitore può incorrere. Le fattispecie cui l’investimento può configurarsi si possono inquadrare:

  • Incasso dei dividendi per distribuzione di utili/riserve;
  • Incasso plusvalore da realizzo/smobilizzo dell’investimento nella societĂ  offerente;
  • Fattispecie particolari

Incasso dei dividendi per distribuzione di utili/riserve

Dal 2018 cambia il trattamento fiscale dei dividendi e i capital gains da partecipazioni qualificate: vi sarĂ  una unica aliquota e nessuna suddivisione tra partecipazioni qualificate e non.

Le nuove disposizioni contenute ai commi da 999 a 1006 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2018 (legge 205/2017) sanciscono l’abbandono della tassazione progressiva Irpef a favore dell’applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta (o imposta sostitutiva) pari al 26% ai redditi di capitale (dividendi e interessi) e redditi diversi (cd. Capital gain) percepiti da persone fisiche che detengono partecipazioni qualificate al di fuori dell’esercizio dell’attività di impresa, analogamente a quanto già previsto per i medesimi redditi derivanti da partecipazioni non qualificate.

L’intervento normativo consente di superare il disallineamento sino ad oggi esistente tra il regime di tassazione dei redditi da partecipazioni non qualificate rispetto a quelli derivanti dal possesso di partecipazioni qualificate.

Prima di tutto si precisa che la tassazione dei dividendi avviene secondo il criterio di cassa, ossia in relazione al momento dell’effettiva percezione, essendo irrilevante la data di deliberazione della distribuzione degli utili. Relativamente ai dividendi da partecipazioni qualificate occorre individuare il periodo di imposta di formazione degli utili in capo alla società al fine di applicare la corretta quota di imponibilità in capo al socio.

Il nuovo regime di tassazione è applicato ai redditi di capitale percepiti a partire dal 1° gennaio 2018.

Incasso plusvalore da realizzo/smobilizzo dell’investimento nella società offerente

Le nuove disposizioni si applicano anche alle plusvalenze e minusvalenze realizzate a decorrere dal 01.01.2019.

Premesso che le plusvalenze/minusvalenze si intendono realizzate nel momento in cui si perfeziona la cessione a titolo oneroso delle partecipazioni, piuttosto che nell’eventuale diverso momento in cui viene liquidato il corrispettivo della cessione (si veda circolare n. 19/2014): pertanto, qualora prima del 01.01.2019 il contribuente percepisca somme o valori a titolo di anticipazione su una cessione effettuata dal 01.01.2019 le relative plusvalenze saranno imponibili al 26% vigente al momento in cui la cessione si è perfezionata. Diversamente se la cessione a titolo oneroso si è perfezionata ante 01.01.2019 la plusvalenza sarà tassata secondo il regime ante novità 2018 anche se percepito in tutto o in parte nel corso del 2019.

La legge di bilancio 2018 è quindi intervenuta abrogando il comma 3 dell’articolo 68 del TUIR per cui le plusvalenze scaturenti dalla cessione di partecipazioni qualificate, sommate algebricamente alle minusvalenze della medesima natura, erano soggette a tassazione progressiva Irpef in capo al cedente e precisamente imponibili per il 49,72% del loro ammontare (per il 58,14% del loro ammontare a partire dal 1 gennaio 2018). Ne consegue che le plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate e non, costituiranno un’unica categoria reddituale compensabile con minusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate e non diverse da quelle di cui al comma 4, e c-ter del comma 1 dell’articolo 67 sono sommate algebricamente alle relative minusvalenze”.

Un’ulteriore modifica apportata all’articolo 68 del TUIR riguarda l’abrogazione della lettera b) del comma 7 che disciplina il passaggio da partecipazione non qualificata a qualificata nel corso del periodo di imposta, in quanto non più applicabile per effetto del venir meno della tassazione progressiva Irpef. Le novità apportate all’articolo 68 del TUIR hanno reso necessario il contestuale ampliamento dell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze intervenendo sugli articoli 5, 6 e 7 del Dlgs 461/1997.

Il comma 2 dell’articolo 5 del menzionato decreto viene pertanto integrato dei redditi di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 67 del TUIR che si riferiscono alle plusvalenze realizzate dalla cessione di partecipazioni qualificate, ed al contempo vengono adattati i successivi commi 3 e 4 abrogando le disposizioni non più applicabili come, ad esempio, l’obbligo di indicare separatamente nella dichiarazione annuale dei redditi le plusvalenze (ed altri redditi) derivanti da partecipazioni qualificate da quelli derivanti da partecipazioni non qualificate. La legge di bilancio amplia l’ambito di applicazione anche del regime del risparmio amministrato e del risparmio gestito: in attesa di ulteriori chiarimenti la novità consentirà maggiori semplificazioni sia in capo agli intermediari non più tenuti a gestire separatamente partecipazioni qualificate e non qualificate contenute nel medesimo dossier ed in capo ai contribuenti che potranno demandare in toto la gestione della fiscalità dei suddetti titoli in capo al gestore.

Ne consegue che a seguito della manovra di bilancio eventuali minusvalenze realizzate dalla cessione di partecipazioni non qualificate potranno essere compensate con plusvalenze realizzate in operazioni successive anche dalla cessione di partecipazioni qualificate e viceversa.

Fattispecie particolari

Di seguito vengono evidenziati i trattamenti fiscali di cui sopra per:

  • Le persone fisiche non residenti;
  • Per le societĂ  e gli enti commerciali residenti e non

Sub a) Persone fisiche non residenti

Per quanto riguarda le persone fisiche non residenti le norme rimandano all’art. 27, comma 3, D.P.R. n. 600/73 che prevede l’applicazione della ritenuta del 26% a titolo d’imposta per i dividendi corrisposti a non residenti siano essi persone fisiche che società.

Pertanto, per le persone fisiche non vi sono da questo punto di vista particolari innovazioni.

Diverso è il discorso relativamente al realizzo di partecipazioni da parte di persone fisiche non residenti: permane la rilevanza della natura partecipativa anche con riferimento ai capital gain realizzati da soggetti non residenti, per i quali è prevista l’esenzione da imposta sostitutiva ai sensi dell’articolo 5 comma 5 del Dlgs 461/1997 purché si tratti di partecipazioni non qualificate e il cedente risieda in uno Stato o territorio ricompreso nella White list, cioè negli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni.

Se, invece, i soggetti non rientrano tra quelli coperti da Convenzioni oppure quelli per cui le norme prevedono la potestà impositiva dell’Italia dovranno versare a decorrere dal gennaio 2019 quanto previsto per le persone fisiche residenti e cioè la nuova ritenuta del 26%.

Nel caso di realizzo di partecipazioni qualificate anche per i non residenti che sono ricompresi nella white list si applicherĂ  la ritenuta del 26% salvo quanto previsto dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni: sul punto ad oggi si attendono anche ulteriori chiarimenti ministeriali.

Ciò che è certo è che fino a gennaio 2019 per i non residenti si continueranno ad applicare per le cessioni di partecipazione quanto attualmente in vigore:

  • Cessioni di partecipazioni non qualificate: regime di esenzione come sopra descritto per i soggetti White list e UE;
  • Esenzioni previste dalle Convenzioni per le doppie imposizioni;
  • In tutti gli altri casi imponibilitĂ  della cessione nella misura del 58,14%.

In sostanza, anche dopo le novità normative, la tassazione dei capital gain in capo ai non residenti rappresenta di fatto l’eccezione e non la regola.

Sub b) SocietĂ  e enti commerciali residenti e non

Il trattamento delle societĂ  ed enti commerciali residenti e non diverge. Per i predetti soggetti residenti:

  • La tassazione dei dividendi distribuiti da societĂ  partecipate residenti formano reddito imponibile per il 5% del loro ammontare ex art. 89 del TUIR. Ciò vale sia che i dividendi siano percepiti da societĂ  partecipate con quote di minoranza ovvero di maggioranza. Il dividendo imponibile per il 5% sarĂ  soggetto ad aliquota IRES del 24%.
  • I dividendi vengono tassati per cassa in deroga al principio generale della competenza e, quindi, sono tassati nell’esercizio in cui sono stati percepiti;
    Il realizzo di plusvalenze da cessione di partecipazione soggiace a quanto previsto dall’art. 87 del TUIR che prevede la Participation Exemption (PEX). E’ un regime di esenzione e riguarda la non imponibilità, ai fini delle imposte dirette (IRES) della plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazioni, che rispettino alcuni requisiti, disciplinati dall’art.87 del TUIR.
  • La PEX prevede esenzione del 95% della plusvalenza. La plusvalenza si considera realizzata al momento della consegna dei titoli o, se, successivo, al momento in cui si verifica l’effetto traslativo della proprietĂ  stabilito contrattualmente (non rilevano nĂ© acconti nĂ© pagamenti rateali).
  • Le minusvalenze dei beni relativi all’impresa, diversi da quelli indicati negli articoli 85, comma 1, e 87, determinate con gli stessi criteri stabiliti per la determinazione delle plusvalenze, sono deducibili se sono realizzate ai sensi dell’articolo 86, commi 1, lettere a) e b), e 2 dell’articolo 101 del DPR n. 917/86. In sostanza le minusvalenze relative a partecipazioni aventi requisiti della Participation Exemption non sono deducibili fiscalmente.
  • I requisiti necessari per poter beneficiare dell’esenzione dall’imponibilitĂ  delle plusvalenze derivanti dalla cessione di titoli rappresentativi di capitale, sono: Classificazione nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso; Ininterrotto possesso dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione, considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data piĂą recente; Residenza fiscale della societĂ  partecipata in uno Stato o territorio non a fiscalitĂ  privilegiata, salvo interpello; Esercizio da parte della societĂ  partecipata di un’impresa commerciale secondo la definizione di cui all’articolo 55 del DPR n. 917/86 (con esclusione delle societĂ  il cui patrimonio è prevalentemente costituito da immobili non strumentali)

Per societĂ  ed enti non residenti il trattamento fiscale prevede:

  • Gli utili corrisposti a soggetti non residenti sono assoggettati alla ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 26% salvo che: Le partecipazioni siano relative a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato; Siano erogati a societĂ  o enti soggetti ad un’imposta sul reddito delle societĂ  negli Stati Membri UE ovvero aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella white list (soggetti a ritenuta a titolo d’imposta nella misura dell’ 1,2%).
  • I soggetti non residenti a cui è applicata la ritenuta alla fonte possono richiedere il rimborso dell’imposta pagata all’estero in via definitiva sugli stessi utili dietro presentazione all’Amministrazione Finanziaria italiana di idonea documentazione proveniente dal competente ufficio fiscale dello Stato estero.
  • I dividendi erogati a soggetti UE possono rientrare nel cosiddetto regime madre-figlia dei dividendi comunitari (Direttiva 90/435/CE, recepita dall’articolo 27-bis del DPR n. 600/73). Questo rappresenta una deroga al principio di imposizione degli utili corrisposti a soggetti non residenti in presenza dei requisiti: Soggettivi, legati alla natura del socio non residente; Oggettivi, relativi alla partecipazione nella societĂ  italiana.
  • In particolare, la societĂ  madre (societĂ  non residente UE che detiene la partecipazione nella societĂ  italiana) deve: Rivestire la forma di societĂ  di capitali (o comunque corrispondenti alle societĂ  di capitali italiane); Essere fiscalmente residente in uno Stato dell’UE; Essere assoggettata nello Stato di residenza, senza possibilitĂ  di opzione o di esonero, a una delle imposte sui redditi delle societĂ  corrispondenti alla IRES italiana (l’elenco delle imposte nazionali è contenuto nell’articolo 2 della citata direttiva del Consiglio Europeo n. 90/435/CE); Detenere una partecipazione diretta pari ad almeno il 10% del capitale della societĂ  figlia italiana che distribuisce i dividendi, ininterrottamente per almeno un anno.

Qualora tali requisiti risultino soddisfatti, la ritenuta alla fonte sul dividendo:

  • Può non essere applicata dalla societĂ  residente che eroga gli utili; Se applicata, deve essere integralmente rimborsata al socio estero che ne faccia richiesta. La documentazione che attesta la sussistenza dei requisiti per l’applicazione del regime madre-figlia deve essere conservata fino a quando siano decorsi i termini relativi al periodo d’imposta in corso alla data di pagamento del dividendo (e comunque fino a quando gli accertamenti non siano stati definiti) e deve essere: Acquisita dalla societĂ  residente che eroga il dividendo, contestualmente alla richiesta del socio; Prodotta all’Amministrazione Finanziaria italiana in caso di richiesta di rimborso.
  • In relazione al computo del periodo di possesso ininterrotto, l’Agenzia delle Entrate ha limitato i benefici del regime madre-figlia ai casi in cui al momento dell’effettiva erogazione dell’utile sia giĂ  decorso il periodo minimo di possesso delle partecipazioni disponendo, in caso contrario, l’operativitĂ  delle ritenute (Risoluzione n. 109/E/2005). Non sono in ogni caso ammesse al regime agevolato le societĂ  madri comunitarie: Controllate, direttamente o indirettamente, per piĂą del 25%, da soggetti non residenti in Stati UE; Che detengono le partecipazioni allo scopo esclusivo o principale di beneficiare della disciplina della direttiva.
  • Rimangono inalterate comunque le esenzioni per i capital gain realizzati dai soggetti non residenti: esenzione incondizionata per le cessioni di partecipazioni non qualificate quotate (art. 23 co. 1 lett. f del TUIR) esenzione per le cessioni di partecipazioni non qualificate, anche non quotate, per i residenti in Stati appartenenti alla whitelist (art. 5 co. 5 del DLgs. 461/97); esenzioni eventualmente previste dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni. 
  • La tassazione dei capital gain in capo ai non residenti rappresenta, di fatto, l’eccezione e non la regola.
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